Torna a CULTURA & SOCIETÀ
3/4/2025

Giulio Romano: disegni illuminanti

Ricerca di una giovane laureata mantovana sulle opere meno conosciute del Maestro

Il fatto che uno degli artisti più celebri a Mantova, Giulio Romano, abbia realizzato diversi disegni per quelle arti che la storiografia moderna tende a identificare come “arti minori” o “arti applicate”, ha destato in me grande interesse. In particolare si possono ritrovare dei riferimenti alla sua opera grafica su tre di queste forme artistiche: la maiolica, gli arazzi e le argenterie. Ed è proprio su questo argomento che ho scelto di dedicare la stesura della mia tesi di laurea magistrale in Storia dell’arte.

Sfogliando in un primo momento vari cataloghi di mostre sull’artista tenutesi a Mantova che potessero fornirmi degli spunti interessanti da riportare nel mio elaborato, mi sono accorta nello specifico rintracciando i suoi disegni per le argenterie, di un particolare: una maschera collocata su un progetto per la realizzazione di un mestolo, mi ha riportato alla mente qualcosa che avevo già visto in precedenza.

Nel 2022, grazie alla prima collaborazione di Fondazione Palazzo Te con Villa della Torre a Fumane di Valpolicella sono venuta a conoscenza di questa splendida residenza collocata nel cuore della campagna veronese, che, oltre ad essere oggi una prestigiosa cantina di proprietà della famiglia Mastella Allegrini, è un complesso architettonico che si pensa sia stato progettato proprio da Giulio Romano. Ciò è stato dedotto soprattutto per via di confronti di carattere strutturale e stilistici che si possono riscontrare nello studio delle due ville suburbane ad esempio nello stesso elemento della peschiera o nell’uso ricorrente dell’effetto su muratura del bugnato appena sbozzato.

Non mi risulta però che sia mai stata presa in considerazione l’attività grafica di Giulio Romano per cercare delle assonanze anche con le decorazioni interne alla villa, dove si possono trovare innanzitutto quattro elementi che più destano stupore a chi visita il complesso, ossia quattro camini collocati nelle stanze al primo piano, animati da uno spirito grottesco e sembianze animalesche, che rappresentano un diavolo, degli angeli, un pesce (o mostro marino) e un leone.

      

Ecco cosa mi aveva ricordato quel progetto per argenterie oggi conservato al British Museum di Londra, dove, prendendo a riferimento soprattutto il camino con il diavolo, i due mascheroni in questione, oltre ad avere simili fattezze facciali, pensandoci ,hanno anche entrambi le fauci spalancate al fine di agevolare un atto pratico, nel caso del mestolo, di versare il contenuto al suo interno e, per il camino, di consentire l’accensione del fuoco che permetta di scaldare la stanza. Da qui proseguo la mia ricerca e osservo altri dettagli decorativi della villa. Scopro l’esistenza di un volto di satiro modellato in un sovrapporta, trovando ancora una volta un riscontro nei disegni per argenterie, nello specifico in uno studio per saliera commissionato da Federico II e considerato uno dei primi progetti dell’artista in questo ambito. Giulio Romano sceglie di riportare sull’oggetto una serie di satiri come piccole sculture a tutto tondo che dovevano conferire al servizio da tavola un aspetto molto originale. La datazione di questo foglio risulta essere coeva alla realizzazione della Sala di Amore e Psiche a Palazzo Te (1525-26) dove anche in questo caso il soggetto mitologico dedito ai vizi è ben presente.

È possibile dunque che, una volta realizzato il manufatto, i disegni dell’artista possano essere stati riutilizzati assumendo nuove forme?

Un’ultima suggestione potrebbe avvalorare quest’ipotesi: sulla sommità della collina che sovrasta la villa si trova il “bucintoro”, un ninfeo dal volume cilindrico coperto da una cupola che doveva fungere da punto di raccolta e serbatoio delle acque, dove dall’interno la copertura è formata da irregolari pietre naturali raccordate al centro da un bellissimo Giove Ammone. Soffermandoci proprio su questo dettaglio e considerando la forma circolare dell’involucro, potrebbe porsi in raffronto con uno dei piatti più belli disegnati dal Pippi che gli fu commissionato da Ferrante Gonzaga, in cui la superficie piana è stata trasformata in un turbinoso vortice di acqua traboccante di delfini, granchi, anguille, tartarughe e un’incredibile varietà di pesci trascinati in un mulinello che termina inesorabilmente nella bocca spalancata di Oceano. Il tema acquatico, quindi, ricorre in entrambi i casi e oltretutto le pareti, ad oggi spoglie, in origine risultavano incrostate da tufi, conchiglie, coralli, minerali, madreperle delle quali resta traccia e avevano la funzione di amplificare il riverbero dell’acqua. Gli stessi elementi che spesso utilizza Giulio nel decorare i suoi progetti per argenterie.

In riferimento a questo meraviglioso piatto raffigurante l’Oceano, ho ritrovato anche un altro disegno che è stato identificato come uno schizzo preparatorio alla maschera collocata al centro del vortice. La fisionomia del volto, però, e soprattutto le fauci spalancate, ancora una volta dimostrano una possibile ispirazione per la realizzazione degli stravaganti camini di Villa della Torre. Tutti questi riferimenti ai suoi disegni per argenterie possono essere solo una fortuita coincidenza?

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
21/3/2025
Chiara Lo Piccolo